Orologico Forum 3.0

Visualizza post

Questa sezione ti permette di visualizzare tutti i post inviati da questo utente. N.B: puoi vedere solo i post relativi alle aree dove hai l'accesso.


Topics - Istaro

Pagine: [1] 2 3
1
Orologi e Co... / L'ora italica
« il: Gennaio 21, 2020, 00:53:09 am »
Molti sapranno che Dolce & Gabbana hanno deciso di fare un ingresso serio nel mondo degli orologi, affidando alla MHC di Pierre-Laurent Favre il compito di realizzare movimenti di manifattura.
Il primo risultato è il “Venezia”, il cui quadrante ha un'affissione a ventiquattr’ore che si dice “ispirata all’hora italica” (per inciso: bello il cameo al centro del quadrante, ma cassa e lunetta dal gusto rococò).

Argomento interessante, quello dell’ora italica.

Sin dal Medioevo in Francia si era sviluppato – e poi diffuso in Nord Europa – il sistema dell’ora astronomica, detta appunto “alla francese” (e da noi “oltremontana”), che è quello tutt’ora utilizzato: il giorno è diviso in ventiquattr’ore, sempre uguali durante l’anno, da mezzanotte a mezzanotte.

In Italia (e in Boemia), però, si era sviluppato - e resistette fino all’Ottocento - il sistema della cosiddetta ora italica: il conteggio andava dal tramonto al tramonto (a partire dal XVI secolo il conteggio iniziava dall’Ave Maria che si recitava mezz’ora dopo il tramonto).
Questo sistema era molto utile per regolare il lavoro dei campi, perché consentiva di sapere sempre quanto mancasse al tramonto.
Il suo grosso difetto, però, è che il variare delle stagioni determina una continua modifica dell’intervallo temporale che va da una tramonto all’altro: quando le giornate si allungano, il momento del tramonto si sposta costantemente in avanti e la giornata è leggermente più lunga di ventiquattro ore. Quando le giornate si accorciano, accade il contrario.
Questa variabilità della durata delle giornate, e delle singole ore, costringeva a una continua regolazione degli orologi, che nei campanili veniva effettuata dal “temperatore”. Fu uno dei motivi per cui nell’Ottocento si impose infine il sistema francese.

L’approfondimento dell’ora italica mi ha fatto sorgere la curiosità di scoprire se esistono orologi capaci di indicare il tempo con questo sistema.

Non penso che sia il caso del Dolce & Gabbana di cui dicevo inizialmente, il quale mi sembra caratterizzato semplicemente dall’avere un quadrante con l’indicazione di tutte le ventiquattr’ore. Si parla insomma di “hora italica” impropriamente, come evocazione.

Il vero sistema dell’ora italica (per il quale si utilizzavano quadranti di ventiquattro, ma anche di dodici e sei ore), invece, richiederebbe una complicazione specifica, che consenta di misurare ore leggermente più lunghe di quelle astronomiche medie quando le giornate si allungano, e ore più brevi quando le giornate si accorciano, per far sì che lo scoccare delle ventiquattro coincida sempre col tramonto (o con mezz’ora dopo).

Insomma, servirebbe – se ho decifrato bene la questione - un orologio in cui la complicazione dell’equazione del tempo sia associata a un’affissione a ventiquattr’ore…

Qualcuno ne ha mai sentito parlare o sa se ci sono mai stati progetti in tal senso?
Forse Idomeneo…

2
Orologi e Co... / Accorciare un bracciale a maglie fitte
« il: Novembre 22, 2019, 21:49:10 pm »
A mia moglie piacerebbe un orologio con bracciale in oro, di quelli a maglie fitte che si usavano molto in passato.
Come questo:



Il problema è che ha il polso piccolo (ti pareva!  ;D), per cui il bracciale da acquistare, anche se alle donne sta bene un po' lasco, sarebbe in ogni caso da accorciare.

Come accorciarlo senza tagliarlo, mantenendo la possibilità di rimontare le maglie un domani?
Sapete chi è in grado di fare un lavoro del genere?

3
Il Caffè di Orologico / Forza, Genova!
« il: Agosto 14, 2018, 22:37:24 pm »
Mi sono accorto che il mio prossimo post (questo) sarebbe stato il n. 3.000.
Calcolando la lunghezza media dei miei interventi, potremmo dire 6.000 (o forse più).  ;D

Messa da parte l’idea di scrivere qualcosa di particolare per "onorare" questi anni di militanza orologica (tipo un breve compendio di storia dell’orologeria da polso  :P), avevo pensato a un più modesto augurio di buon Ferragosto.

E invece la cronaca mi spinge a partecipare, sia pure virtualmente, al cordoglio della città di Genova.  :(
Già 35 morti accertati e 10 dispersi; centinaia di sfollati dalle abitazioni sottostanti il viadotto crollato; una città che resterà in ginocchio per molti mesi (anni?) a causa del venir meno di uno snodo di collegamento cruciale.

Genova è una bellissima città, troppo poco conosciuta (forse perché i collegamenti per raggiungerla, autostradali e ferroviari, non sono molto veloci).
Anche “sfortunata”: ricordiamo le vittime delle alluvioni ripetutesi a pochi anni di distanza (con la beffa di un sindaco che non si era assunto la responsabilità di avviare i lavori d’urgenza, pur avendone la facoltà, per paura di grane legali).

Merita la vicinanza di tutti gli italiani.
Forza, Genova!

4
Orologi e Co... / Significato acronimo PAM
« il: Luglio 12, 2018, 22:54:21 pm »
Piccola curiosità nominalistica.

Molti Panerai sono indicati nella referenza con l'acronimo "PAM", che - se non sbaglio - sta per PA(nerai) M(odel).

Mi confermate che questa sigla è stata introdotta nel 1997, con l'acquisto del marchio da parte del gruppo Richemont?
E che ora contraddistingue tutti i modelli della produzione Panerai?

Possiamo quindi dire che PAM è sinonimo di Panerai dell'era Richemont? Oppure esistono modelli dell'ultimo ventennio la cui referenza non comprende questo acronimo?

5
Orologi e Co... / I "muletti"
« il: Maggio 05, 2018, 15:37:12 pm »
Veniamo da un periodo in cui abbiamo abituato il palato a orologi sopraffini, tanto che persino davanti agli industriali di pregio storciamo un po' la bocca...  ;)

Ebbene, mentre ancora respiriamo l'aria di altezze siderali, vorrei fare una rapida puntata verso terra, nel regno del... muletto!
L'orologio "da battaglia", che indossiamo nelle nostre attività più "estreme" (tipo... accompagnare i bimbi alle giostre  ;D), che utilizziamo con meno riguardo e meno preoccupazioni di danneggiarlo.

Io ne ho due.

Il mio vecchio Seiko Sports 150, regalo per i miei 18 anni:



Ci tengo ovviamente moltissimo (è l'unico quarzo che conservo), ma ne ha passate talmente tante che posso permettermi di utilizzarlo senza preoccuparmi delle hairlines...

Peraltro, era un orologio di discreto pregio: pagato circa 800.000 lire alla fine degli anni '80, è un cronografo monorattrapante con intervallo di 20 centesimi di secondo, timer, svegliarino (con contatore ore-minuti utilizzabile anche per funzione dual time), indicatore di batteria quasi scarica, WR 15.
Una variante fu assegnata alle forze aeree sudafricane (SAAF).


L'altro muletto, automatico, è il più recente Gycine Combat 6:



Questo ha un legame particolare con il forum, visto che si tratta dell'orologio per il quale chiesi consigli con il mio primo topic!  :)

Robusto (incassa un Eta 2824/2 che non perde un colpo), disegnato con uno stile militare che a me piace molto, perfetto al mio polso con i suoi 36 mm che accrescono la fedeltà alla tipologia di orologio.
Unico difetto (non piccolissimo  :() di cui mi sono reso conto nel tempo: quando la luce crea molto riflesso, le lancette in acciaio non spiccano molto sul fondo scuro del quadrante, per cui sarebbero state necessarie strisce di luminova applicate più lunghe.


Voi utilizzate un muletto?
O vi limitate ad alternare i vostri pezzi di pregio?

6
Novità Orologi / Oris Big Crown Pointer Date 36mm
« il: Marzo 29, 2018, 13:35:23 pm »
A Basilea questo modello esce anche in versione da 36 mm (che si aggiunge a quelle da 40): le dimensioni "auree", quindi, completano il gradevolissimo stile vintage  del disegno di cassa e quadrante.





Incassa un calibro di derivazione Sellita, ha il vetro zaffiro bombato, il fondello a vista, la lunetta zigrinata tipica di Oris.
1.500 euro di listino, quindi poco più di 1.000 come street price.

Niente di trascendentale, ma a mio avviso un modello davvero gradevole, per chi cerca un orologio nuovo che si distingua dalla massa un po’ noiosa degli sportivoni anabolizzati.

7
Orologi e Co... / Vacheron Overseas I serie (ref. 42040)
« il: Marzo 20, 2018, 22:55:52 pm »
Cercando nell’archivio del forum non ho trovato una presentazione dettagliata del mio nuovo acquisto, per cui vorrei condividere le informazioni che nel tempo ho raccolto.

La prima generazione dell’Overseas fu introdotta nel 1996, per essere la risposta stabile di Vacheron alla nuova tipologia dei braccialati eleganti (sottili, con un disegno sofisticato, destinati ad essere indossati anche con l’abito), introdotta da Genta con le sue creazioni per AP (Royal Oak) e PP (Nautilus). Vent’anni prima c’era stato il Vacheron 222, che era però un’edizione celebrativa per l’anniversario della maison.

Il nuovo Overseas utilizzava l’ébauche  del GP 3100, modificata, rifinita e ribattezzata calibro VC 1310, certificato COSC.

La referenza principale solo tempo (e data) era la 42042, con diametro di 37 mm (corona esclusa) e spessore di 8,5 mm, che in seguito fu sostituita dalla 42040, che aveva l'unica variazione nel nuovo calibro 1311 (basato sempre sul GP 3100, ma con qualche miglioria). Rimane la stranezza per cui la nuova referenza è indicata con un numero inferiore a quello della precedente (mentre la numerazione del nuovo calibro, com’è più intuitivo, va in crescendo).
In seguito fu adottata – senza modificare la referenza – anche una diversa chiusura del bracciale: bi-fold, a doppia piegatura, anziché con fermo a sagoma di mezza croce di Malta.

Furono prodotte anche le corrispondenti versioni da 35 mm (42052 e 42050), caratterizzate dall’assenza dell’indice delle ore 3 all'esterno della finestrella della data.
C'era anche una versione al quarzo, con relativa indicazione sul quadrante, nonché un modello da donna (da 24 mm).

Esistono numerose varianti di quadrante: nero (anche con numeri arabi stile militare), blu, bianco-argento con lavorazione guillochée, grigio, salmone.
È stata realizzata anche un'edizione limitata di 60 esemplari con quadrante azzurro e numeri arabi, anche se pare non se ne trovino in Italia.

Il mio orologio è un 42040 (la versione più recente) con quadrante bianco-argento:




Il modello fu progettato per avere, oltre a ottime prestazioni cronometriche (certificazione COSC), una buona impermeabilizzazione (15 atm, con fondello avvitato e corona a vite a tripla guarnizione).

Un difetto del bracciale è che i collegamenti delle maglie sono molto stretti e possono incastrarsi se il bracciale non è manipolato con attenzione quando non è al polso. Niente di grave, basta un po' di accortezza per sbloccarli, ma effettivamente è un po' seccante.

La prima serie dell’Overseas fu sostituita a sua volta nel 2004 dalla seconda generazione, di dimensioni più grandi, bracciale con maglie a mezza croce di Malta, quadrante dal disegno più marcatamente sportivo (e decisamente meno equilibrato e gradevole...).

8
Orologi e Co... / Galleria di quadranti salmone
« il: Febbraio 25, 2018, 22:46:43 pm »
Sono ancora un po’ in fissa con i quadranti color salmone (o di gradazioni di colore simile), e mi è venuto in mente di fare una piccola ricognizione di quelli più belli mai realizzati.
Mi riferisco non solo al quadrante in sé, ma al risultato finale dell’insieme quadrante-orologio (il top è l’abbinata con cassa in metallo bianco).

Vi propongo una mia selezione, nell'ordine in cui i file sono allegati.

I più belli in assoluto, per me, sono i crono Vacheron.

Dal mitico 4178 degli anni ’40…

…al Les Historiques 47101 in platino (da cardiopalmo).

Meraviglioso anche l’AP perpetuo di ciaca (non so la referenza).

Un bellissimo Patek 5970.

Anche Rolex un tempo sapeva fare orologi di classe. Un bellissimo Oyster Chronographe 3525.

Non scherza il Royal Oak 14802.

E il Journe Résonance asymmetric.

Da segnalare anche un Ferrier Galet Square Autumn, con quadrante in oro rosso che restituisce un effetto cromatico simile ai quadranti salmone.

Infine, non mi dispiace nemmeno il quadrante del mio Reverso Duoface…
(la foto non è professionale, ma è bello lo stesso  :P)


Di quadranti salmone - anche se non è una declinazione comune - ne sono stati fatti tanti altri.

Ve ne viene in mente qualcuno davvero memorabile?

9
Orologi e Co... / Reverso Duoface: quale scegliereste?
« il: Febbraio 07, 2018, 21:31:16 pm »
Il Reverso è indubbiamente un orologio con un grande fascino, cui contribuiscono le numerose versioni che ne sono state create.

Una delle più interessanti è a mio parere il Duoface, che in sostanza offre due orologi in uno.
Il Duoface è declinato a sua volta in diverse varianti, tra le quali mi hanno sempre attratto in particolare la referenza 270.2.54 in oro rosa e la referenza 270.3.54 in oro bianco.

Vediamole più da vicino.

Il quadrante principale della variante in oro rosa è quello che si è imposto come il “classico” dial del Reverso: colore argenté  bianco, con numeri arabi e lancette a gladio, in una connotazione sportiva che bilancia l’eleganza della cassa di forma:




Il quadrante principale della variante in oro bianco, invece, ha una connotazione più sofisticata: grigio ardesia, con indici geometrici alternati ai numeri e lancette dauphine:





I due quadranti opposti (con funzione dual time e indicazione delle 24 ore) riprendono in maniera ancora più spiccata gli stilemi Art déco.

Nella variante in oro rosa, il fascinoso colore del metallo è esaltato dal quadrante nero:




Nella variante in oro bianco, specularmente, è il colore del metallo ad esaltare lo splendido quadrante salmone:




Due varianti (in definitiva quattro…) che sono una più bella dell’altra.

Voi quale scegliereste?

10
Orologi e Co... / Nuovo arrivo: Zenith Class Élite 685
« il: Gennaio 07, 2018, 16:19:28 pm »
Vi presento un nuovo acquisto: lo Zenith Class Élite  685, automatico con indicatore della riserva di marcia.



È il mio nuovo “business watch”, cioè l’orologio semiformale che utilizzo quotidianamente al lavoro, con l’abito.

La cassa in acciaio dalla linea asciutta e col bordo squadrato, i numeri arabi, le lancette a bastone, la disposizione un po’ movimentata dei contatori interni (ed anche la punta di rosso in quello della riserva di carica) lo rendono dinamico e versatile.
Per altro verso, il quadrante argentato e leggermente bombato, la lavorazione guillochée  (differente per la parte centrale e i contatori interni), gli indici applicati gli donano un tocco di ricercatezza.



Non ha uno spessore elevato (per adattarsi sotto il polsino di una camicia), misura 37 mm di diametro, ha quelle complicazioni - data e indicatore della riserva di carica - che trovo molto utili nella vita quotidiana e che esprimono il carattere di questa tipologia di orologio.

Insomma, una scelta ponderata e convinta.  :)

L’acciaio sta molto bene con ogni tipologia di cinturino, e questo quadrante si sposa molto bene con quelli di colore nero. Io però ho scelto un cinturino in pelle di struzzo con cucitura a contrasto: non solo perché mi pace molto, ma anche perché si sposa meglio con il tono degli abiti informali – con accessori marroni - che indosso più di frequente (ovviamente quando uso abiti con accessori neri cambio orologio… :P  E quando ne ho voglia indosso uno degli altri segnatempo un po’ più “speciali”  :)).

11
Orologi e Co... / Signori... Breguet 3237!
« il: Novembre 16, 2017, 22:16:12 pm »
Autunno, tempo di vendemmia: vengo anche io alla doverosa presentazione del mio nuovo arrivo.

Inizio dalla descrizione.
Scusate la pedanteria da expertise… E spero di non annoiare troppo i molti che già lo conoscono a menadito. Ma questo modello, a mio avviso, merita!  :D
(E poi entrare nel dettaglio offre a chi legge l’opportunità di correggere qualche mio errore: ci terrei a non… perseverare  :P).

La prima cosa che colpisce è ovviamente lo splendido quadrante argentato:


Centro guilloché  a clous de Paris; giro delle ore satinato con numeri romani dipinti; contatori dei piccoli secondi (a ore 9) e dei 30 minuti cronografici (a ore 3) circoscritti da godronatura, con centri guillochés  a motivo ondulato e giri dei numeri satinati; lancette in acciaio azzurrato (quelle delle ore e dei minuti à pomme).

È un piacere ammirare i riflessi che si producono in controluce…

Godiamoci anche una macro:



La cassa ha la tipica e riconoscibilissima forma a moneta, con zigrinatura laterale. Nonostante le anse dritte, resta vestibilissima grazie al diametro e allo spessore relativamente contenuti: 36x10,5 mm.
L’oro giallo mi sembra fornire quella luminosità e quella vividezza ideali per un cronografo elegante.

Il cinturino (non originale) con cui me l’hanno venduto è molto bello, ma nero non va. Ci vuole un alligatore color marrone medio.

12
Il Caffè di Orologico / L’identità di un forum di nicchia
« il: Luglio 04, 2017, 17:34:10 pm »
In altro topic si è aperta una digressione su una certa “mosceria” da cui pare afflitto il forum nelle ultime settimane.

Io non ne trarrei necessariamente previsioni catastrofiche: ci sta che il periodo estivo veda un allentamento della frequentazione e degli interventi.

Ma non prenderei neanche la cosa sottogamba.
La frequentazione di un forum è anche una questione di abitudine, che è alimentata dall’interesse per i contenuti che vi si possono trovare.
In un forum piccolo, se gli interventi dei pochi forumisti più assidui e più competenti si diradano, si rischia di andare al di sotto di una soglia critica: per cui i contenuti “interessanti” iniziano a latitare e l’abitudine a visitare il forum si perde…

Le cause?
Certamente non aiutano il forum le recriminazioni sul fatto che gli altri forumisti non apprezzino le cose che piacciono a me.
Amo il vintage, Ermanno? Tengo alta la bandiera (come fai meritoriamente con calendarmeto), consapevole che sono pur sempre numerosi i forumisti che leggono e apprezzano senza intervenire (perché non si sentono all’altezza), e che magari possono occasionalmente portare un contributo utile su una referenza che possiedono e hanno studiato. Se questa piccola oasi si distingue da altre offerte in rete, se acquista una sua “identità”, può attrarre altri vintagisti.
Amo le novità, Gianluca? Le presento, ne parlo, ne sottolineo le qualità, senza crearmi il problema di quanti le sappiano apprezzare (non mi inizierai mica anche tu a sproloquiare sui “cervelli chiusi a chiave” e sulle “fobie per le novità”, vero?  ;D ).
E vale anche per gli orologi di prezzo contenuto (per i quali avrebbe voluto maggiore attenzione Giuseppe-gidi_34), per i Rolex (vero, massotto?), per gli indipendenti (per fortuna Claudio non si crea problemi e quando ha voglia ne parla), ecc.
Se voglio un forum interessante, debbo dare il mio contributo.

Non dobbiamo invece cadere nella trappola di pensare che i nostri gusti personali siano la ricetta per il “successo” di un forum.
Guardando la realtà, nuda e cruda: qual è la ragione principale per cui un altro forum di orologeria è molto più frequentato?
Molto semplicemente, lì si parla degli orologi più diffusi sul mercato, Rolex e Omega in primis, e se ne parla con il punto di vista che determina il successo di mercato di quei prodotti: valore dell’orologio come “immagine” (marchio) e come “investimento”.
Vogliamo imitare quel percorso? A che pro?

Secondo me, invece, dobbiamo riconoscere e coltivare l’identità  che ha costruito la piccola fortuna di questo forum di nicchia, attraendo alcuni forumisti attenti e qualificati (o anche solo attenti, come il sottoscritto… :P): per me questa identità è l’attenzione alla qualità.
Qualità intesa come stile, tecnica, originalità degli orologi… ognuno assegnerà a questo concetto sfumature diverse, ma sempre nella prospettiva di non fermarsi alle mode o ai dettami del mercato (mica dobbiamo venderli, gli orologi, giusto?). Senza pregiudizi favorevoli verso nessun marchio; ma anche senza pregiudizi ostili (quindi, anche  Rolex e Omega).
Un forum di nicchia si regge solo sulla qualità, la quale può offrire contenuti “interessanti” e quindi capaci di attrarre un numero sufficiente di visitatori, senza la pretesa di fare concorrenza a chi punta sui grandi numeri.

Questo forum ha anche – rispetto ad altri - il pregio della libertà: di esprimere opinioni senza timore di urtare interessi economici, di linkare immagini esterne, ecc. Ma la “libertà”, senza contenuti validi, stanca presto.

Penso che in questo senso debba essere raccolto l’invito di Ermanno a coltivare di più i contenuti.
Anche se non è facile: il problema, per alcuni di noi (che non hanno una grande storia di passione per l’orologeria alle spalle) non è di “prigrizia”, ma risiede nella necessità di trovare il tempo per “studiare” un intervento senza scrivere strafalcioni.

In ogni caso, l’invito a coltivare i contenuti non mi sembra debba andare in contrasto con qualche “mi piace” e qualche sano “cazzeggio” estivo…  :D

13
Orologi e Co... / Scelta di un braccialato "informale elegante”
« il: Giugno 18, 2017, 22:28:14 pm »
Come sappiamo la genialità di Genta, con il Royal Oak, non è stata solo quella di aver creato un nuovo modello originale per estetica e costruzione, ma anche quella di aver in pratica introdotto una nuova tipologia di modelli: quella che possiamo definire “braccialati informali eleganti”.
Cioè orologi col bracciale destinati non solo a usi prettamente sportivi, come era stato fino a quel momento, ma pensati – grazie al disegno e a uno spessore non eccessivo - per essere indossati in contesti informali o semi-formali, anche con un abito.

Una tipologia che ha riscosso successo, perché  l’uomo “moderno” ama evocare la sportività (associata al bracciale) anche in situazioni eleganti. E quindi il RO ha fatto scuola: VC 222 e Overseas, PP Nautilus, per certi versi l'IWC Ingenieur (più sportiveggiante), GP Laureato, ecc.

Io prediligo gli orologi col cinturino, e li uso spesso anche d’estate, considerato che tra macchina e ufficio posso usufruire a lungo dell’aria condizionata.
Però inizio a valutare che in una (anche piccola) raccolta un braccialato con le caratteristiche che ho descritto non starebbe male…

Riepilogando:
- braccialato con lo stile descritto, una sorta di "via di mezzo" tra un orologio marcatamente sportivo (con ghiere, lenti-ciclope, sfere o indici troppo vistosi, ecc.) e uno troppo ricercato o troppo formale (quadrante lavorato, bracciale non integrato nella cassa, ecc.);
- solo tempo e data (eventualmente riserva di carica);
- indici geometrici (al limite numeri arabi ai quarti);
- diametro dai 35 ai 37 mm (tanto mi oriento sull’usato... :P);
- spessore max 9 mm (meglio meno);
- tutto acciaio.

Tra quelli che finora ho passato in rassegna ho scartato: l’IWC Ingenieur (non solo perché più sportiveggiante, ma anche perché non esiste – mi sembra – la referenza delle dimensioni “giuste”), il Bulgari Diagono e il Cartier Pasha (troppo originali), il GP Laureato (che invece trovo un po' scialbo), gli Omega Constellation e Aqua Terra (troppo sportivi e spessi)...

Tra quelli che mi piacciono, le quotazioni del Nautilus (3800/5800) sono fuori dalla grazia di Dio.
Anche col Royal Oak 14700 o 14790 (versioni con indici lunghi e microtapisserie) siamo fuori budget.

I “papabili” che restano in pista sono: Vacheron Overseas 42050 42040/42042 da 37 mm (che ha un bracciale bruttino… basta il bracciale a far disamorare da un orologio?  :-\) e…
…ho dimenticato altri modelli con le caratteristiche di cui parlavo? 

14
Orologi ... Vintage / Cuervo y Sobrinos (storia e orologi...)
« il: Giugno 16, 2017, 16:45:52 pm »
No, non è una marca di sigari, ma di… orologi.
Cubani?  ???

Per capire che cosa c’entri Cuba con gli orologi, riprendo l’incipit  di un articolo del Corriere della Sera:
“Mettersi giacca e cravatta non era un optional festivo o un dovere lavorativo, ma un piacere quotidiano. L'Avana di fine 19esimo secolo era la capitale della bella vita, la «perla dei Caraibi». In confronto la Montecarlo di oggi sarebbe la sua portineria. Attori, politici, avventurieri. Erano tempi in cui andare sull'isola era un viaggio vero, per cui magari ci stava mesi, non un week end  di passaggio.
Nel 1882 don Ramon Cuervo riunì a tavola i suoi nipoti (appunto, i suoi sobrinos)  e gli propose di aprire nel cuore della città una boutique  che incarnasse quello stile. Gioielli, orologi. Il più sveglio di quei ragazzi, Armando, lo aiutò a rendere quel marchio un'icona glamour”.

Il seguito dell’articolo è un po’ di pubblicità per i nuovi proprietarî italiani, che - dopo i decenni di chiusura dovuta alla rivoluzione cubana - hanno acquistato e rilanciato il marchio, che incassa movimenti Eta in orologi un po’ barocchi e anabolizzati; qualcuno con elementi di interesse. Oggi il regime ha concesso loro di riaprire anche il negozio nel centro dell’Avana.

Più affascinante è ovviamente la storia (quindi ne parlo in sezione vintage, in maniera un po’ più approfondita di quanto mi sembra sia stato fatto in passato nel forum);  ben riassunta in questo lungo articolo su un sito in lingua spagnola:  https://www.relojes-especiales.com/foros/esenciales/cuervo-y-sobrinos-cuba-historia-97340/.

In sintesi, troviamo due tipologie di orologi marcati Cuervo y Sobrinos:

1) Quelli prodotti in esclusiva per la Cuervo stessa (il sito spagnolo li suddivide in due sottogruppi: “Classici” e “Tradizione”), che montavano calibri Felsa, AS, ETA, Landeron.

2) Quelli importati con quadrante personalizzato.
Si tratta, per intenderci, del “privilegio” che le case svizzere storicamente concedevano a pochi e prestigiosi distributori, come Tiffany, Gübelin, Bucherer.
Quasi tutte le case ebbero questo tipo di rapporto: Aquastar, Ardath, Baume & Mercier, Beguelin, Breitling, Bucherer, Bulova, Caravelle, Cauny, Certina, Cyma, Drivamatic, Edox, Effem, Elgin, Enicar, Ernest Borel, Eterna, Feltas, Gübelin, Invicta, Jean Richard, Juvenia, Longines, Lucien Piccard, Mobilia, Olma, Omega, Patek Philippe, Piaget, Record, Rodania, Rolex, Roskopf, Royce, Superatic, Timor, Tissot, Ultramar, Universal, Vulcain, Waldorf, Wittnauer, Zenith, Zodiac.
Con Longines e Roskopf ci fu un rapporto più intenso: spesso venivano personalizzati altri dettagli (ad esempio le sfere) e furono prodotti  alcuni (rari) esemplari, soprattutto da donna, con movimenti di questi marchi e casse interamente fabbricate dalla Cuervo Y Sobrinos con caratteristiche di gioielleria di alto pregio.

Il negozio era frequentato da Hemingway, Churchill, Caruso, Cooper, Gable, Einstein... Nel 1959 la famiglia Cuervo dovette fuggire in tutta fretta perché la rivoluzione arrivò all'Avana. Per qualche anno il regime castrista proseguì l’attività producendo alcuni orologi che incassavano movimenti sovietici, prima di cessarla del tutto.

Qui una splendida rassegna di Cuervo Y Sobrinos d’epoca: https://translate.googleusercontent.com/translate_c?depth=2&hl=it&ie=UTF8&prev=_t&rurl=translate.google.com&sl=auto&sp=nmt4&tl=it&u=https://www.relojes-especiales.com/foros/vintages/cuervo-y-sobrinos-cuba-coleccion-97827/&usg=ALkJrhgdLRmcvb5Ia5M4bojQaiv6mGCzSQ#post1177768.



Ovviamente anche per questi vintage è facile incappare nel quadrante ristampato o addirittura in esemplari falsi.

Al di là del pregio intrinseco, di questi orologi ho trovato interessante la capacità di evocare un’epoca e un mondo ricchi di fascino, ma ormai perduti.
A me la “fuffa” storica piace (forse ancor più di quella “tecnica”; sicuramente più di quella “finanziaria” e di "immagine")...  :)

15
Orologi e Co... / Il valore degli orologi
« il: Maggio 03, 2017, 09:16:17 am »
Avevo pubblicato inizialmente questo post nella discussione sugli "ore del mondo" Patek.
Ma poi, considerato che ultimamente le digressioni sull'aspetto economico degli orologi (tenuta del valore, rapporto qualità/prezzo, ecc.) imperversano in diverse discussioni, soffocandole forse un po', ho pensato potesse essere utile aprire un topic dedicato.
Sempre che gli amici forumisti non abbiano già sparato tutte le proprie cartucce...  :P

Dunque: mi riallacciavo a una considerazione di Leandro, che mi sembra aver ben colto un aspetto determinante della questione: può capitare che uno l'orologio se lo tenga (non avendo quindi la preoccupazione preponderante del valore che avrà al momento di rivenderlo)...

In effetti, dal punto di vista economico, penso si possa - semplificando molto - individuare tre gruppi di orologi:
1) orologi nuovi che mantengono il valore, soprattutto alcune referenze delle due principale case blasonate (ci sono anche quelli che potrebbero rivalutarsi, ma qui entriamo in un campo diverso, in ogni caso con una forte alea);
2) orologi nuovi che si deprezzano fortemente, cioè quasi tutti quelli non appartenenti alla categoria precedente;
3) orologi usati che mantengono il valore  (se comprati a prezzo di mercato), anche se appartenenti a case non blasonate, in quanto hanno subìto il loro deprezzamento; cioè la gran parte degli orologi di lusso che abbiano sufficiente mercato e rivendibilità (a voler spigolare, alcuni potranno deprezzarsi ulteriormente, altri rivalutarsi; ma anche qui entriamo in un campo di volatilità che non aggiunge molto al senso del discorso).

Su questa base, possiamo dire:

A) Chi compra un orologio pensando di poterlo rivendere  con notevole probabilità, farà bene a orientarsi sulle tipologie 1 e 3 dell'elenco precedente. Se al momento della vendita ci avrà rimesso qualcosa, potrà ritenerlo il "canone" pagato per fruire dell'orologio, ma il grosso del capitale sarà salvaguardato.
Per queste persone il fattore economico non è necessariamente un fattore esclusivo, che prescinde dal gusto (come per gli speculatori); diciamo che si sceglie - ovviamente - un orologio che piace. Ma la scelta è ristretta agli orologi che hanno forte tenuta di valore.

Non capisco però perché una parte consistente di questa categoria di appassionati sembri privilegiare - almeno a leggere le opinioni in giro per la rete - Patek o Rolex. Se la protezione del capitale è uno scopo importante, ma non lo scopo esclusivo, vi assolvono abbastanza bene anche gli orologi usati di altre marche acquistabili per importi più modesti; i quali, anzi, hanno il vantaggio non indifferente di richiedere immobilizzazioni di capitale inferiori (un conto è tenere "bloccati" per un orologio 30.000 euro, un conto 5.000).
Se invece ci si concentra solo su Patek e Rolex (e magari il RO), pur tenendo conto dell'ovvietà che piacciano, non sarà che subentra anche il miraggio della "rivalutazione"? Con la deleteria conseguenza - dal punto di vista della "passione" - che il ventaglio di orologi possibile oggetto di interesse si restringe enormemente.

B) Chi compra un orologio pensando di tenerlo a lungo o per sempre, invece, dovrà guardare - sotto l'aspetto economico - a un altro elemento: non la tenuta del valore, ma il costo in sé. La spesa sostenuta è "effettiva", per cui - come direbbe il vecchio Catalano - "spendere meno è meglio che spendere di più" (anche qui, ovviamente, si dà per scontato che la scelta sia in ogni caso rivolta ad orologi che piacciono).
Però, in questo caso, il ventaglio di possibili scelte si amplia notevolmente,   estendendosi a tutte le tipologie di orologi (ovviamente, avendone la possibilità, anche a quelli costosi), fatta salva la questione q/p (almeno nel senso: "Con questi soldi ci potrei comprare...").
Questa seconda categoria di appassionati, ricordata da Leandro, non mi sembra debba essere negletta: non tutti vedono necessariamente la realizzazione della propria passione nel rinnovare di frequente il parco orologi...

Tutto ciò penso incida anche sulla questione del rapporto qualità/prezzo: se ci sono molte differenze di opinione nel valutarlo, è perché, oltre alle caratteristiche intrinseche dell'orologio, incide anche l'approccio dell'acquirente (come negli investimenti finanziari: la validità di un prodotto rispetto ad un altro dipende anche dalla propensione al rischio dell'investitore e dalla durata prevista dell'investimento).

Pagine: [1] 2 3