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Moda, gusti, design, massificazione , costruire un brand e il prodotto?

Istaro

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Re:Moda, gusti, design, massificazione , costruire un brand e il prodotto?
« Risposta #15 il: Settembre 27, 2015, 21:16:44 pm »
Un ulteriore spunto di riflessione riguarda la responsabilità dei consumatori nel dilagante degrado qualitativo: sono sempre vittime inermi delle strategie di prodotto e di marketing dei grandi gruppi industriali/finanziari?
Oppure potrebbero esercitare meglio, in tutti gli ambiti della propria quotidianità, quella stessa attenzione ai propri acquisti che normalmente riservano ai prodotti tecnologici?

In effetti, non bisogna sottovalutare il fatto che nel settore tecnologico conta sì, in una certa misura, il brand, contano le tendenze.
Ma è anche vero che la concorrenza è molto influenzata dalla qualità effettiva del prodotto: le funzionalità dei beni tecnologici (smartphone, tablet, automobili... smartwatch?) crescono incessantemente, i margini di profitto sono inferiori. Grandi nomi del business tecnologico che sembravano intramontabili sono caduti in disgrazia quando non hanno saputo reggere la concorrenza.
Questo perché il consumatore medio è molto attento ed esigente rispetto ad alcuni aspetti qualitativi dei suoi acquisti tecnologici (diciamo agli aspetti “prestazionali”).
Mentre è ormai diventato incolto e superficiale nelle altre spese…

Insomma: quanti si recano in un negozio di arredamento pretendendo – e sapendo verificare - che i mobili siano ben assemblati e realizzati in legno di buona qualità, nonché ricavati da essenze adatte alla destinazione d’uso?
Quanti pretendono che i capi di abbigliamento siano – ad esempio - in fibra naturale, senza farsi prendere per il naso da chi ormai spaccia la pura lana come bene di “lusso” o di difficile manutenzione?
Quanti si rendono conto che le sneakers lessano il piede, si rompono in fretta e sono pagate un prezzo spropositato per quello che costano?
Quanti – prima di acquistare un accessorio, un oggetto di arredo, un piccolo elettrodomestico - si preoccupano di informarsi sulle caratteristiche che deve possedere un prodotto di buona qualità?

Eppure oggi internet fornisce rapido accesso a una molteplicità di informazioni e, se si ha un po' di pazienza, si impara a distinguere quelle attendibili da quelle bufala.
Eppure chiacchierare con un bravo artigiano per “rubare” alcuni segreti si rivela sempre esperienza piacevole e gratificante.
Eppure, anche se è vero che la nostra vita frenetica non ci consente di essere “esperti di tutto”, è altrettanto vero che il tempo da destinare alla scelta di beni durevoli – con un ritmo di innovazione 'reale' più lento – è molto inferiore al tempo che abitualmente destiniamo a tenerci aggiornati sulle continue novità del settore tecnologico.
Senza contare che l’attenzione nelle scelte ci preserva da seccature (e perdite di tempo) future…

Insomma: i consumatori avrebbero un grande potere di influenzare l’offerta di beni in direzione qualitativa; un potere che però non utilizzano se non in ambiti ristretti.
"Non esistono venti favorevoli per il marinaio che non sa dove andare" (Seneca)

mbelt

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Re:Moda, gusti, design, massificazione , costruire un brand e il prodotto?
« Risposta #16 il: Settembre 27, 2015, 21:34:23 pm »
Un ulteriore spunto di riflessione riguarda la responsabilità dei consumatori nel dilagante degrado qualitativo: sono sempre vittime inermi delle strategie di prodotto e di marketing dei grandi gruppi industriali/finanziari?
Oppure potrebbero esercitare meglio, in tutti gli ambiti della propria quotidianità, quella stessa attenzione ai propri acquisti che normalmente riservano ai prodotti tecnologici?

In effetti, non bisogna sottovalutare il fatto che nel settore tecnologico conta sì, in una certa misura, il brand, contano le tendenze.
Ma è anche vero che la concorrenza è molto influenzata dalla qualità effettiva del prodotto: le funzionalità dei beni tecnologici (smartphone, tablet, automobili... smartwatch?) crescono incessantemente, i margini di profitto sono inferiori. Grandi nomi del business tecnologico che sembravano intramontabili sono caduti in disgrazia quando non hanno saputo reggere la concorrenza.
Questo perché il consumatore medio è molto attento ed esigente rispetto ad alcuni aspetti qualitativi dei suoi acquisti tecnologici (diciamo agli aspetti “prestazionali”).
Mentre è ormai diventato incolto e superficiale nelle altre spese…

Insomma: quanti si recano in un negozio di arredamento pretendendo – e sapendo verificare - che i mobili siano ben assemblati e realizzati in legno di buona qualità, nonché ricavati da essenze adatte alla destinazione d’uso?
Quanti pretendono che i capi di abbigliamento siano – ad esempio - in fibra naturale, senza farsi prendere per il naso da chi ormai spaccia la pura lana come bene di “lusso” o di difficile manutenzione?
Quanti si rendono conto che le sneakers lessano il piede, si rompono in fretta e sono pagate un prezzo spropositato per quello che costano?
Quanti – prima di acquistare un accessorio, un oggetto di arredo, un piccolo elettrodomestico - si preoccupano di informarsi sulle caratteristiche che deve possedere un prodotto di buona qualità?

Eppure oggi internet fornisce rapido accesso a una molteplicità di informazioni e, se si ha un po' di pazienza, si impara a distinguere quelle attendibili da quelle bufala.
Eppure chiacchierare con un bravo artigiano per “rubare” alcuni segreti si rivela sempre esperienza piacevole e gratificante.
Eppure, anche se è vero che la nostra vita frenetica non ci consente di essere “esperti di tutto”, è altrettanto vero che il tempo da destinare alla scelta di beni durevoli – con un ritmo di innovazione 'reale' più lento – è molto inferiore al tempo che abitualmente destiniamo a tenerci aggiornati sulle continue novità del settore tecnologico.
Senza contare che l’attenzione nelle scelte ci preserva da seccature (e perdite di tempo) future…

Insomma: i consumatori avrebbero un grande potere di influenzare l’offerta di beni in direzione qualitativa; un potere che però non utilizzano se non in ambiti ristretti.
Non sono un tuttologo, però posso dire con sicurezza che nel campo degli orologi meccanici di pregio la colpa è in gran parte dei clienti, assolutamente non più interessati a valutarne i contenuti .
Contro ogni talebanismo, ora e sempre

ciaca

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Re:Moda, gusti, design, massificazione , costruire un brand e il prodotto?
« Risposta #17 il: Settembre 27, 2015, 21:35:16 pm »
Citazione
Gruppi di imprenditori si stanno però riunendo per riscattare il prodotto, pare che presto avremo un diverso punto di vista

E sarà sempre troppo tardi, da questo punto di vista in Italia c'è una miopia rara. Divisi su tutto, incapaci di far fronte comune e concepire il bene comune, in questo caso gli interessi di categoria.
Chi "sa fare", in un paese che del "saper fare" ha sempre fatto la sua forza, avrebbe già dovuto organizzarsi in tal senso da decenni piuttosto che pensare sempre e solo al modo di metterla in quel posto al concorrente.
Perchè in Italia non è mai esistito nemmeno l'ombra di un dibattito sulla tutela del "made in Italy"? Perchè c'è sempre qualche furbo al quale non conviene, mentre la classe politica dorme e bivacca nei palazzi del potere.

Citazione
Insomma: i consumatori avrebbero un grande potere di influenzare l’offerta di beni in direzione qualitativa; un potere che però non utilizzano se non in ambiti ristretti.

Il senso critico del consumatore è andato a farsi benedire da decenni, l'appeal del marchio lo ha soppiantato, insieme ad una serie di mode e tendenze massificate alle quali il consumatore sente di dover aderire per sentirsi a posto nel mondo. Che sia una t-shirt, una scarpa, un orologio, tutto ciò che ha a che fare con l'immagine e l'apparire non ha più nella "qualità" un fattore critico di successo.
« Ultima modifica: Settembre 27, 2015, 21:43:05 pm da ciaca »
"A megghiu parola è chidda ca un si dici"

ilcommesso

Re:Moda, gusti, design, massificazione , costruire un brand e il prodotto?
« Risposta #18 il: Settembre 27, 2015, 21:52:40 pm »
...............

Questo perché il consumatore medio è molto attento ed esigente rispetto ad alcuni aspetti qualitativi dei suoi acquisti tecnologici (diciamo agli aspetti “prestazionali”).
Mentre è ormai diventato incolto e superficiale nelle altre spese…
.........

Se il consumatore fosse attento come sostieni non comprerebbe un samsung galaxy 6 da quasi 1000 € per:
scrivere su whatsapp
scrivere su facebook
se va bene leggere mail
telefonare

Idem per apple, ma ormai chi ha apple è legato ad vitam, bravi loro con questa strategia.

Il consumatore medio è tutto fuorchè informato, oggi c'è una iper informazione che è solo un marasma di notizie, spesso proveniente da fonti tutt'altro che attendibili.

Istaro

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Re:Moda, gusti, design, massificazione , costruire un brand e il prodotto?
« Risposta #19 il: Settembre 27, 2015, 22:25:52 pm »
...............

Questo perché il consumatore medio è molto attento ed esigente rispetto ad alcuni aspetti qualitativi dei suoi acquisti tecnologici (diciamo agli aspetti “prestazionali”).
Mentre è ormai diventato incolto e superficiale nelle altre spese…
.........

Se il consumatore fosse attento come sostieni non comprerebbe un samsung galaxy 6 da quasi 1000 € per:
scrivere su whatsapp
scrivere su facebook
se va bene leggere mail
telefonare

Idem per apple, ma ormai chi ha apple è legato ad vitam, bravi loro con questa strategia.

Il consumatore medio è tutto fuorchè informato, oggi c'è una iper informazione che è solo un marasma di notizie, spesso proveniente da fonti tutt'altro che attendibili.

Sono abbastanza d'accordo, ma ciò non è in contraddizione con quanto sostenevo...

Il consumatore medio, nell'aquisto di beni tecnologici, pur non essendo troppo informato (ma esiste un'ampia fascia di trendsetter che lo sono) è molto esigente, al di là delle sue effettive necessità.

In altri settori, invece, si disinteressa completamente della qualità...
« Ultima modifica: Settembre 27, 2015, 22:27:51 pm da Istaro »
"Non esistono venti favorevoli per il marinaio che non sa dove andare" (Seneca)

ilcommesso

Re:Moda, gusti, design, massificazione , costruire un brand e il prodotto?
« Risposta #20 il: Settembre 27, 2015, 22:29:41 pm »
Ok, nel campo hi-tech cell e TV sempre ultimo modello; ormai c'è una tale frenesia che nessuno si chiede davvero di cosa abbia bisogno.

guagua72

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Re:Moda, gusti, design, massificazione , costruire un brand e il prodotto?
« Risposta #21 il: Settembre 27, 2015, 23:42:21 pm »
Per quanto riguarda la tecnologia, non credo che il pubblico sia preparato , semplicemente è "informato" da una miriade di pubblicità. Probabilmente ci sono smartphone cinesi ad un terzo dei soliti noti che offrono moltissimo, ma noi continuiamo ad acquistare i soliti marchi. La sicurezza che regala il  "brand" è una assicurazione sulla vita. Bisogna convivere con queste distorsioni, bisogna accettare la tecnologia e farla propria in modo positivo. Gli oggetti a basso valore tecnologico subiscono l'influenza del marketing a discapito della qualità intrinseca e sin qui siamo concordi. Ma il declino si può fermare?

PESSOA67

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Re:Moda, gusti, design, massificazione , costruire un brand e il prodotto?
« Risposta #22 il: Settembre 28, 2015, 11:26:54 am »
Sono cambiati i tempi, direi punto.
La qualità scompare poco a poco e da quando comanda la finanza mondiale questo è quello che è servito sul piatto.
Di pari passo sono cambiate le abitudini, gli usi ed i costumi.
Faccio un esempio pratico: quando arredai la casa mi feci fare su disegno un divano in pelle che costava N milioni lire, oggi con un decimo ne comperi uno nuovo.
Il mio divano, perchè costato molto, perchè mi ci sono affezionato per la comodità e robustezza etc mi accompagna da 15 anni, l'altro lato della medaglia è un opposto confrontarsi con un prodotto: spendo 1/10 e tra due anni lo cambio...chi ha ragione? Nessuno? Non lo so.
Perdonatemi, al netto della "fuffa" io sto con PP quando dice di tramandare un oggetto...
Amo risuolare un bel paio di scarpe di cuoio mille volte lucidate, amo la mia moto BMW del 1982...ma forse come già detto questo fa parte anche dell'età...
 

ciaca

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Re:Moda, gusti, design, massificazione , costruire un brand e il prodotto?
« Risposta #23 il: Settembre 28, 2015, 13:10:20 pm »
Attenzione a fare della qualità il sinonimo dell'eterna durata, molto spesso non é così perché tutto, comunque buona parte, ha un suo fisiologico ciclo di vita.

Le mode e le tendenze, per esempio,  nascono per assecondare, convogliare e governare a proprio uso quello che é un fisiologico desiderio di cambiare e provare cose "nuove" da parte della variegata clientela, altrimenti nessuno guarderebbe gli orologi contemporanei e il vintage dell'epoca d'oro anni 40/50 continuerebbe a trovarsi su tutti i polsi :)

Ci Sono settori ad elevato contenuto tecnologico e prestazionale in cui il continuo rinnovamento della domanda é legato al desiderio di avere sempre le prestazioni e la tecnologia più attuale, ma ciò non toglie che una mercedes 300ce di 25 anni fa fosse un prodotto di estrema qualità seppur a contenuto tecnologico fisiologicamente inferiore ad un'auto moderna.

La calzatura femminile per esempio é un altro settore in cui la qualità non é sinoniMo di eterna durata, l'uomo potrà anche far risuolare le sue Mantellassi ma una donna non potrebbe mai concepire di restaurare un modello ormai demodé, quale che sia la qualità del prodotto, peggio ancora se graffiato o sformo.

Un frigo kelvinator di 30 anni fa potrebbe ancora funzionare, ma consuma troppo e non offre certi vantaggi delle moderne tecnologie (ventilazione, zone differenziate, no Frost, ecc ecc).
Un frigo moderno, pur se di robustezza inferiore, prestazionalmente é superiore in tutto. Nessuno tramanda un frigo di 30 anni fa, lo butta (con svariati problemi di smaltimento).

Usa e getta é il modello di sviluppo che la grande 'industria ha imposto come unico sostenibile per la propria sopravvivenza, ma ciò non implica che questo debba tradursi in qualità modesta del prodotto, il che invece é funzionale solo a moltiplicare i margini oltre ogni ragionevole misura visto che in molti settori l'abbassamento della qualità non si traduce in altrettanto abbassamento del prezzo.

É un modello finanziario applicato alla produzione, Low cost for higher price, dal forte sapore speculativo e particolarmente adatto a molti settori del lusso e del griffato.
Giorgio dice che si parla solo di "brand", É normale, É il tappeto che permette di nascondere tutta la polvere. Senza "brand" puoi anche fare il prodotto migliore al prezzo più basso, resti "nessuno" e non vai da nessuna parte.
Anzi, in Italia vieni pure punito da una filiera produttiva eccessivamente frammentata e competitiva incapace di fare fronte comune oltre che da un sistema paese che non funziona.

In Germania in questo, nei settori di loro competenza, sono molto più bravi di noi.
« Ultima modifica: Settembre 28, 2015, 13:13:27 pm da ciaca »
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PESSOA67

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Re:Moda, gusti, design, massificazione , costruire un brand e il prodotto?
« Risposta #24 il: Settembre 28, 2015, 15:09:22 pm »
Io non condivido in toto Angelo, chissà perchè 30 anni fa le cose duravano e ce le facevamo durare di più, a maggior ragione con gli sviluppi tecnologici dovrebbero durare ancora di più.
Poi ovviamente ci sono le migliorie tecnologiche...ma un divano......... ;)

guagua72

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Re:Moda, gusti, design, massificazione , costruire un brand e il prodotto?
« Risposta #25 il: Settembre 28, 2015, 15:24:03 pm »
Ho partecipato ad una riunione di diversi imprenditori che hanno unito le loro conoscenze per collegare i diversi anelli della filiera. Alcuni centri stile illuminati si stanno accorgendo di questa esigenza di prodotto, alla stessa riunione si è alzato un noto comunicatore che lavorava per Nike ( barba lunga tipo ipster, capello lungo sale e pepe.....) e ci ha detto: questo progetto è assolutamente naif ........Se le storie da raccontare non verranno strappate dalle mani di questi personaggi saremo finiti, morti, i nostri figli andranno a fare gli emigranti , TUTTI. Se qualcosa ci rimaneva era la cultura di prodotto, perdiamo quella e morirà il concetto di imprenditoria italiana. Ad esempio nell'alimentare abbiamo saputo fare meglio, perchè non farlo anche con altre produzioni????
« Ultima modifica: Settembre 28, 2015, 15:26:41 pm da guagua72 »

mbelt

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Re:Moda, gusti, design, massificazione , costruire un brand e il prodotto?
« Risposta #26 il: Settembre 28, 2015, 15:34:38 pm »
Ho partecipato ad una riunione di diversi imprenditori che hanno unito le loro conoscenze per collegare i diversi anelli della filiera. Alcuni centri stile illuminati si stanno accorgendo di questa esigenza di prodotto, alla stessa riunione si è alzato un noto comunicatore che lavorava per Nike ( barba lunga tipo ipster, capello lungo sale e pepe.....) e ci ha detto: questo progetto è assolutamente naif ........Se le storie da raccontare non verranno strappate dalle mani di questi personaggi saremo finiti, morti, i nostri figli andranno a fare gli emigranti , TUTTI. Se qualcosa ci rimaneva era la cultura di prodotto, perdiamo quella e morirà il concetto di imprenditoria italiana. Ad esempio nell'alimentare abbiamo saputo fare meglio, perchè non farlo anche con altre produzioni????
Non so se nell'alimentare abbiamo saputo fare meglio. Io penso proprio di no. Tutti i tentativi, da almeno la metà degli anni 80, primo Debenedetti, di creare un campione nazionale sono falliti. Abbiamo solo piccoli gruppi, con l'eccezione di Ferrero, presente però solo su certi prodotti, con pochissima capacità di fare rete e distribuzione carente. Ed infatti esiste il mercato del falso italiano che va nel cibo fortissimo. Quindi anche lì i difetti sono sempre gli stessi.
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ciaca

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Re:Moda, gusti, design, massificazione , costruire un brand e il prodotto?
« Risposta #27 il: Settembre 28, 2015, 15:47:18 pm »
Ho partecipato ad una riunione di diversi imprenditori che hanno unito le loro conoscenze per collegare i diversi anelli della filiera. Alcuni centri stile illuminati si stanno accorgendo di questa esigenza di prodotto, alla stessa riunione si è alzato un noto comunicatore che lavorava per Nike ( barba lunga tipo ipster, capello lungo sale e pepe.....) e ci ha detto: questo progetto è assolutamente naif ........Se le storie da raccontare non verranno strappate dalle mani di questi personaggi saremo finiti, morti, i nostri figli andranno a fare gli emigranti , TUTTI. Se qualcosa ci rimaneva era la cultura di prodotto, perdiamo quella e morirà il concetto di imprenditoria italiana. Ad esempio nell'alimentare abbiamo saputo fare meglio, perchè non farlo anche con altre produzioni????

Il tema è complesso, e come ha già scritto Marco nel settore alimentare non abbiamo saputo fare di meglio se è vero che, per esempio, le nostre produzioni vanno al macero mentre sulle nostre tavole arrivano quelle estere.
Ripeto, il tema è molto complesso perchè andrebbe affrontato su più livelli, dalla base (la realtà produttiva) all'apice (la politica), e in questo paese purtroppo non funziona niente se non la capacità del singolo di improvvisarsi ed adattarsi.
Poi i temi andrebbero differenziati perchè ogni settore merceologico ha le sue specificità.
Un dato di fatto comune è che il mondo ha una fame spropositata di "made in Italy", qualcosa di incredibile, il nostro vero "petrolio", e "noi" non siamo stati capaci nemmeno di avviare una seria discussione per iniziare a tutelarlo in tutte le sedi preposte, anzi molto di quel potenziale produttivo che rappresenta il cuore di questo "made in Italy" lo abbiamo fatto chiudere, radendo al suolo interi distretti e svendendo competenze, abilità e tecnologie ai concorrenti.
Tafazzi al confronto un illuminato.

Se le filiere produttive le strangoli, tra un sistema paese che non funziona, le vessa di tasse e le carica di inefficienze, una concorrenza sleale a basso costo e a basso contenuto qualitativo, una politica che se ne disinteressa completamente, e una committenza desiderosa solo di spuntare il prezzo perchè della qualità non glie ne importa nulla, hai voglia di cianciare di "made in italy".
Molto del "made in italy" che si vende oggi in giro per il mondo, in italy al massimo ci mette l'etichetta e spesso nemmeno quello. E, va da se, all'Italy non rende nulla, anzi la impoverisce nella misura in cui mette fuori gioco il suo sistema produttivo.

P.s: il distretto calzaturiero del Brenta se non era per marchi esteri come Manolo Blahnik, Jimmy Choo e Christian Louboutin aveva già chiuso bottega da anni....quello marchigiano, dove si fanno le calzature più belle al mondo che nessuno é ancora capace anche solo di imitare vagamente (e non mi riferisco alle porcate di DDV), É in coma da anni.
« Ultima modifica: Settembre 28, 2015, 16:43:34 pm da ciaca »
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guagua72

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Re:Moda, gusti, design, massificazione , costruire un brand e il prodotto?
« Risposta #28 il: Settembre 28, 2015, 19:48:48 pm »
Anche LVMH è andato nel brenta , si è fatto la sua fabbrica, ma non so se ha dato beneficio a quel distretto, peraltro fantastico per la calzatura femminile. Non dimentichiamo, sempre per la calzatura, il piccolo polo industriale di San Mauro Pascoli in romagna.Io conosco i piccoli, piccolissimi imprenditori sia nel Brenta che in Romagna, gran gente. Fra dieci anni non se ne salverà uno , non hanno Brand purtroppo, pensa te.....Anzi in Romagna c'erano Sergio Rossi ( venduto a Gucci), ora Gianvito Rossi ( piccolissimo), Casadei e Vicini, bravissimi ma in tre faranno 50.000.000 
« Ultima modifica: Settembre 28, 2015, 19:50:43 pm da guagua72 »

ciaca

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Re:Moda, gusti, design, massificazione , costruire un brand e il prodotto?
« Risposta #29 il: Settembre 28, 2015, 20:56:31 pm »
Hai citato nomi "importanti", per quanto comunque lontani dalla grande popolarità. Vicini e Zanotti, molto di nicchia, Casadei marchio storico e molto popolare fino alla prima metà degli anni 90, ma per molti anni anche in ombra, sempre fermo a quei 3 modelli (decolte a punta corta) e incapace di adattarsi velocemente al mutare degli stili (una delle principali difficoltà del settore).

Aggiungiamoci Paciotti e pochi altri, alcuni di buon successo ma presto caduti in disgrazia - per esempio la Les Tropeziennes di Massimo Palazzo passata in 10 anni da new entry di grande successo ad azienda fallita con annessi straschichi giudiziari - per il resto il grosso lo fanno i "grandi marchi", e siamo al punto di partenza: senza marchio la produzione resta a basso valore aggiunto, perchè se un'azienda come Re Marcello - che fa 300.000 paia di scarpe per griffe importanti che al retail vanno mediamente a 600 euro - fattura "solo" 10 milioni, significa che il prezzo medio del prodotto all'uscita della filiera è di poco più di 33 euro. Insisto sulle calzature femminili perchè secondo me è uno di quei settori che ben si prestano al paradosso che hai voluto portare all'attenzione nel tuo 3d; è un prodotto ad elevato contenuto artigianale (oltre 300 fasi di lavorazione), con un indotto molto variegato (suolifici, tacchifici, formifici, concerie, ecc ecc) di piccoli fornitori specializzati, in cui design, qualità e know how si fondono l'uno nell'altro.

Il caso della citata Les Tropeziennes è emblematico: nata alla fine degli anni 90 nel triangolo marchigiano (macerata-porto sant'elpidio-civitanova marche), assurge rapidamente a fama mondiale per il notevole successo acquisito in America (per mezzo di non so quanto casuale citazione nella celebre serie tv Sex and the city), prodotto di ottima qualità e design al passo dei tempi e per certi aspetti innovativo (Tania Ercoli, la punta lunga di fatto la lanciano loro) conquista rapidamente le riviste, i testimonial e gli store più importanti, ne parlano Milano Finanza e il sole24ore come esempio di piccola azienda artigiana capace di imporsi nel mondo e specchio di un distretto in oiena salute, poi dal 2008 le cose vanno a ramengo (crollo della domanda in America e ordini annullati) e nel 2011 la messa in liquidazione con contestuale strascico giudiziario per bancarotta fraudolenta. Un fuoco di paglia durato 10 anni.
Nel 2014 pare che il marchio possa rinascere grazie ad IHM di Cleto Sagripanti che predispone una nuova collezione e tenta di posizionarlo nel segmento del c.d. "Lusso accessibile", un discreto battage pubblicitario condito dagli immancabili "eventi" milanesi, peccato che oltre al danno c'è la beffa: il marchio è stato infatti utilizzato e protetto da una azienda francese che produce sandalacci da 4 soldi e la IHM deve abbandonare il progetto di rilancio.

Da questa vicenda e da quanto detto sopra possiamo trarre alcune conclusioni:

- il valore aggiunto lo mette il brand, e se costruire un brand di successo può essere fatto anche con il prodotto, mantenerlo e dargli spalle larghe richiede dimensioni e risorse non accessibili a piccole aziende artigiane. É l'annoso dei percorsi di crescita delle PMI italiane.
- lavorare come fornitori specializzati per le griffe significa avere una produzione a bassissimo valore aggiunto, lo fai più per la gloria e per l'amore per il prodotto che non per gli utili. Ma senza utili e margini non si vive a lungo
- manca l'unico vero marchio che questo paese avrebbe già dovuto creare e difendere da decenni, il marchio "made in Italy" di cui tutti i piccoli produttori potrebbero fregiarsi e che potrebbero usare per vendere nel mondo elevando il valore aggiunto delle loro produzioni e aumentando anche il loro potere contrattuale nei confronti dei grandi marchi.
Per fare queste cose ci vuole una visione imprenditoriale, una unità di intenti, una classe politica. Cose che l'Italia non ha.
Hai voglia di fare riunioni e brainstorming in mezzo a personaggi bislacchi e mezze seghe ipster.... :)
« Ultima modifica: Settembre 28, 2015, 21:10:18 pm da ciaca »
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