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Topics - Roberto B

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Orologi e Co... / Presentazione Martin Braun Luminator
« il: Maggio 17, 2024, 09:38:48 am »
Oggi avrei voglia di presentare un orologio semplice, essenziale. Non spicca per innovazione, calibro o altro. Perché allora l’ho acquistato? Perché questa è una “malattia”, ci si affeziona ad una Maison, se ne segue il percorso, i sogni, i successi ed i fallimenti ed in qualche modo si crea un legame. Avevo voglia di avere un Martin Braun nella mia raccolta ed ho trovato in Canada questo splendido Luminator, originariamente venduto in Italia ed oggi (fortunatamente per me) ritorna in Patria.

Ho sempre apprezzato la Maison Martin Braun ed in particolare l’alea di questo orologiaio, geniale e sregolato, con una dose fantastica di creatività e capacità di innovare (che gli hanno consentito di ottenere molteplici riconoscimenti internazionali) accompagnata purtroppo da una gestione imprenditoriale non adeguata.
Dopo gli esordi nel 2000 come indipendente e la presentazione a Baselworld della propria linea di segnatempo nel 2001, entra nella sfera del gruppo Frank Muller nel 2007, cedendo il 52% delle quote, per poi uscirne dopo un epilogo pieno di dissidi e conseguente perdita del suo stesso marchio.

Nel 2009 rifonda un proprio Brand dal nome Antoine Martin e la prima collezione viene presentata nel 2011 a Baselworld ma anche quest’ultimo pur avendo prodotto alcune autentiche pietre miliari quali, ad esempio, lo “Slow Runner” un orologio ad 1 Hz ovvero 7.200 A/h ed il Tourbillon Astronomique, non sembrerebbe essere più attivo ed anche il loro sito internet da molti mesi riporta un laconico “coming soon” che non arriva. Dal 2022 sembrerebbe essere attiva una collaborazione con Schaumburg per la produzione dello storico EOS con le funzioni di alba e tramonto ma non ho trovato altre informazioni e soprattutto fonti certe.

Luminator:
Mentre gli altri modelli di Martin Braun dei primi anni 2000 tendevano maggiormente verso uno stile “classico”, il Luminator è leggermente più audace e più casual. Il design del quadrante si sviluppa su tre livelli: il centro è posto in secondo piano mentre il bordo esterno del quadrante è sollevato e sopra quest’ultima parte in “rilevo” sono applicati indici e numeri. Gli indici contengono Luminova così come le sfere in acciaio lucido. L'orologio Presenta le lancette a forma di freccia (dardo).
La cassa misura 39 mm di diametro corona esclusa. Il movimento è un normale ed affidabile ETA 2824, visibile attraverso il fondello in vetro zaffiro e si possono apprezzare le lavorazioni del calibro a Côtes de Genève e le viti azzurrate. Sia il nome di Martin Braun che il logo sono entrambi incisi sul rotore.

Agevolo foto:





Per gli amanti dei corredi:





Ringrazio Nematos, (Davide Munarietto) per la fantastica revisione effettuata e di cui favorisco le foto delle varie fasi:







Per chi fosse interessato ad altre informazioni sul sito di Martin Braun sono riportati i passaggi fondamentali, che incollo brutalmente di seguito con traduzione fatta da Google non revisionata:

STORIA

Martin Braun fa parte di una dinastia di orologiai ed è nel settore da tre generazioni. La passione di Martin per il cronometraggio risale alla sua giovinezza. Durante il suo apprendistato, è stato così coinvolto nella complessa meccanica dell'orologeria che ha deciso di fare sul serio per creare modelli unici. Per prima cosa, ha assemblato un orologio da tavolo in ammonite unico nel suo genere, dotato, tra le altre cose, del leggendario regolatore del movimento inventato dal famoso orologiaio inglese Graham. Insieme a suo padre, Martin Brown ha restaurato vecchie rarità e movimenti insoliti, per i quali ha realizzato custodie. Questi includevano meccanismi per campioni e calendari perpetui. "Durante questo periodo", ricorda Martin, "ho acquisito un'esperienza inestimabile che mi ha permesso di realizzare casse per movimenti e pezzi di ricambio per calibri costruiti oltre 100 anni fa.
Nel 1998, Martin ha organizzato una serie di seminari sulle complicanze del movimento e ha invitato chiunque fosse interessato a partecipare. Persone provenienti da tutto il mondo hanno partecipato ai seminari (che ora sono gestiti da Schaumburg Watch) per ampliare la loro conoscenza della meccanica orologiera. E nel frattempo ho continuato il lavoro sulla EOS, che avevo iniziato nel 1995. Di tutti gli orologi che ho assemblato, questo merita un'attenzione speciale. Ho passato un anno intero a calcolare gli orari dell'alba e del tramonto e a creare un programma per computer corrispondente. Nell'autunno del 2000 è stata presentata la leggendaria EOS che è diventata rapidamente un biglietto da visita per l'orologeria, vincendo diversi prestigiosi premi professionali.
"Nell'aprile del 2001, Martin Braun ha partecipato per la prima volta alla Fiera di Basilea, dove ha presentato EOS a un vasto pubblico. A quel tempo, aveva già il suo primo dipendente: non era più in grado di gestire il volume di lavoro richiesto da solo. La sua manifattura impiegava solo orologiai altamente qualificati e controllori di qualità esperti per garantire la qualità dei suoi movimenti e orologi. Nel 2002, Martin Braun ha introdotto un nuovo prodotto nel mondo dell'orologeria, Boreas, l'equivalente EOS, a cui è stata aggiunta un'altra funzione astronomica: l'equazione del tempo. E ancora un grande successo e una nuova vittoria, questa volta negli Stati Uniti, in una competizione per scoperte innovative. Successivamente, alla Fiera di Basilea, Martin Braun ha presentato il rivoluzionario modello eliocentrico con un quadrante che riflette la posizione della Terra sull'orbita solare e mostra l'attuale segno zodiacale.
Probabilmente il modello più sofisticato di Martin Braun è l'Astraios, che combina le caratteristiche dell'Heliocentric e della leggendaria EOS. Tutte queste ingegnose aggiunte sono uniche nel mondo dell'orologeria e protette da una varietà di brevetti. Quello che segue è stato l'anno del Notos, che è più simile a un orologio da tempo che a un orologio da polso. Il Notos mostra indicazioni davvero uniche, come l'angolo del sole rispetto all'equatore o l'indicatore del mese, che segna la differenza minima e massima tra l'ora solare e l'ora terrestre. Oltre a queste complicazioni, la funzione tradizionalmente complessa dell'equazione del tempo è considerata banale.
Braun ora vive e progetta i suoi straordinari orologi a Sarnen, in Svizzera, e i suoi capolavori sono apprezzati dagli amanti degli orologi di lusso di tutto il mondo. Dal 2022, il marchio di orologi Schaumburg produce modelli come l'EOS in stretta collaborazione con Martin Braun.

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Orologi e Co... / Presentazione Louis Moinet Metropolis Magic Blue
« il: Maggio 15, 2024, 21:48:14 pm »
Louis Moinet Metropolis Magic Blue, premessa:

La storia di questo acquisto è piuttosto lunga e complessa, nata dal susseguirsi di eventi fra loro concatenati. All’incirca dieci mesi or sono volevo realizzare un “piccolo” desiderio, farmi produrre un orologio da un orologiaio indipendente secondo i miei desiderata (non svelerò anzitempo nulla al riguardo, dovrebbe arrivare a settembre/ottobre e ne parleremo a tempo debito) e nella ricerca di chi potesse farlo, ho conosciuto Eduard Neitzke. Appassionato in primis ma anche istituzione nel panorama degli indipendenti. Ci conosciamo e discutiamo a lungo del mio progetto, allargando la discussione all’artigiano/artista/orologiaio (scegliete voi il termine che più vi aggrada) che lo avrebbe realizzato e nel frattempo ci confrontiamo su questa passione, punti di contatto, affinità ed immancabili divergenze.

Nel tempo mi “trasferisce” la sua passione e conoscenza per Louis Moinet, per le origini, per l’invenzione del primo cronografo (Compteur de Tierces) nel 1816 e la rinascita dell’Atelier, per le loro creazioni odierne… discussioni che si ampliano in continuazione coinvolgendo anche uno dei più grandi collezionisti (o forse il più grande) di LM (e non solo) della Germania. Alla fine, scopro, comprendo, assimilo e me ne innamoro. Spesso si tratta di modelli estremi, eclettici, creativi, sovente non indossabili da chiunque e lo dichiarano esplicitamente (mi ricorda per altri versi Virginia Wolf ma questa è un’altra storia), tecnicamente ineccepibili, lavorazioni artigianali di qualità ed ore uomo per la produzione di ciascun orologio a livelli altissimi (si parla di centinaia di ore per orologio).

Siamo agli antipodi delle realtà industriali (anche) iper-blasonate dove l’apporto di un orologiaio (sarebbe meglio parlare di operaio alla catena di montaggio) è di circa 3 o 4 ore. La produzione complessiva dell’Atelier dai circa 1.000 orologi degli scorsi anni è destinata ad attestarsi come piano di sviluppo a 500 (alzando ulteriormente i contenuti, le ore uomo ed il target) chiaro indice della loro idea di posizionamento sul mercato.

L’acquisto:
L’indecisione è stata tanta, troppi modelli a me affini e finanze purtroppo non adeguate a comprarne più d’uno. Ho seguito conseguentemente i miei “dogmi” e rispettandoli ho scelto il Metropolis Magic Blue. Un modello nel quale ci si perde ad osservarlo e che richiede tempo per apprezzarlo pienamente, ogni dettaglio non si esaurisce in sé stesso ma racchiude miriadi di sfaccettature, piani, riflessi, livelli sovrapposti come in una successione di stratigrafie e colori cangianti.

Il Metropolis gioca su vari livelli di scheletratura: sugli indici, sul quadrante, sulle anse e sui ponti verticali. Tutto è costruito attorno a due ponti verticali che attraversano l'orologio, questi sorreggono l'alloggiamento del movimento, sormontato dalla lunetta e dalle sue sei viti.
Il quadrante crea una sensazione di luce e leggerezza, gli indici sono sospesi a mezz'aria. Ogni marcatore è collegato ad un anello centrale e ad una flangia grigio scuro realizzata in neoralithe, materiale scelto per la sua trasparenza e purezza. Ogni indice è inoltre decorato, con una sezione satinata e tagliata a diamante che riflette la luce. Al di sotto di questa struttura aerea si trova un quadrante di colore “Magic Blue” parzialmente aperto, che tra le ore 8 e le 10 permette di vedere il bilanciere, lo scappamento ed i ponti che li mantengono in posizione.
Infine, il cinturino è in pelle di alligatore con fibbia déployante decorata con il simbolo di Louis Moinet, il Fleur de Lys. 













Specifiche tecniche:
Il movimento del Metropolis è certificato COSC ed è prodotto in esclusiva su disegno, progetto e specifiche proprietarie di Louis Moinet da Concepto.
Calibro/Movimento: LM45 automatico (prodotto da Concepto)
Oscillazioni: 28.800 vph, Frequenza: 4 Hz
Riserva di carica: 48 ore
Rubini: 22
Materiale cassa: stainless steel 316L
Vetro: doppio vetro zaffiro
Numeri del quadrante: Romani

Storia:
Qualche anno fa venne alla luce che l’invenzione del cronografo altrimenti chiamato “contatori di terzi” non era opera, come da sempre ritenuto, dell’orologiaio francese Nicolas Rieussec nel 1821 ma del connazionale Louis Moinet nel 1816.
Non a caso l’artigiano, autore tra l’altro anche di un famoso trattato di orologeria (Traité d'Horlogerie, un trattato di orologeria pubblicato nel 1848 che rimase un'opera di riferimento definitiva per un secolo), visse la fine dell’Epoca dei Lumi forse proprio per creare una tra le complicazioni meccaniche più utili, anche a livello scientifico.
Moinet, dopo un anno di esperimenti, riuscì ad ultimare nel 1816 il primo contatore di terzi che ora la storia gli attribuisce. Con le sue 216.000 alternanze/ora o 30 Hertz, il che significava che poteva misurare con precisione fino a 1/60 di secondo. Se ci si pensa gli odierni orologi meccanici hanno (normalmente) una frequenza che va da 18.000 vph fino a 36.000 vph.

Per mettere le cose ancora più in prospettiva, fu solo nel 1916, esattamente un secolo dopo, che Heuer creò un cronografo che raggiungeva una frequenza di 360.000 alternanze all'ora.
Corredato di uno scappamento a cilindro totalmente appoggiato su rubini e immerso nell’olio per poter sopportare l’incredibile velocità di 60 oscillazioni complete in un secondo, dimostrò di essere in grado di funzionare anche per sessioni di misurazioni prolungate, inoltre era il primo orologio dotato di un meccanismo di azzeramento della sfera dei secondi.

Contatori di terzi o Cronografo del 1816:


Il movimento reca quattro segni distintivi che testimoniano la data in cui i lavori furono iniziati (1815) e poi completati (1816).
Il cronografo presenta: in alto a sinistra un indicatore dei 60 minuti, in alto a destra ci sono i 60 secondi e nella parte inferiore del quadrante c'è un registro delle 24 ore. Al centro del quadrante c'è una lancetta sottile che indica 1/60 di secondo. Il cronografo è dotato di due pulsanti per l'arresto, l'avvio e l'azzeramento. Secondo Louis Moinet ha una riserva di carica di circa 30 ore, anche se questo non è stato testato, per evitare di danneggiare il movimento.



Fonti:
Monochrome
Louis Moinet
Orologi di Classe
A blog to watch

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Novità Orologi / Novità: MeisterSinger Neo T1 - edizione limitata
« il: Maggio 15, 2024, 16:27:58 pm »
Per tutti gli appassionati del marchio MeisterSinger (se ci sono oltre a me), segnalo l’uscita del Neo T1 un'edizione limitata a 100 esemplari.

Riporto dal sito di MeisterSinger:
Il Neo combina il design degli anni '60 con le caratteristiche uniche del design di MeisterSinger. Il Neo T1 Edition si caratterizza per la sua chiarezza ordinata e minimalista. Il morbido cinturino in cuoio vintage bordeaux è abbinato ai numeri rossi sul quadrante grigio platino. La sua tavolozza di colori è abbinata con il VW T1, che viene consegnato con questo orologio in edizione limitata a 100 esemplari.

Diametro di 36 mm, il bordo stretto della cassa e il vetro zaffiro bombato, la cassa Neo sembra un design degli anni '60. Il Neo è impermeabile fino a 5 bar. Il fondello è chiuso.

Movimento automatico svizzero Sellita SW200, appositamente modificato per gli orologi a una lancetta di MeisterSinger. Il rotore fornisce all'orologio una riserva di carica di 38 ore.

Come il leggendario autobus T1, che è stato reinterpretato e messo a punto in questa versione,, anche l'Edition Neo T1 è un omaggio al design classico di un tempo, combinando tecnologia orologiera contemporanea ed elementi moderni. Per la prima volta, il popolare Neo è dotato di vetro zaffiro antigraffio presso MeisterSinger.

L'orologio in edizione limitata viene consegnato con un autobus modello T1 (rapporto dimensioni 1:18) e una confezione progettata con cura fino all'ultimo dettaglio, con la quale il modello bus dettagliato insieme all'esclusivo Neo si uniscono di fronte a un suggestivo paesaggio di dune.

Specifiche:
•   Diametro: 36 millimetri
•   Altezza: 9,7 millimetri
•   Larghezza ansa: 18 millimetri
•   Materiale: Acciaio inossidabile
•   Vetro frontale:   Zaffiro
•   Fondello: chiuso
•   Impermeabilità:   5 Bar






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Orologi e Co... / Presentazione MeisterSinger Soprana Rodella
« il: Maggio 15, 2024, 08:30:38 am »
Orologio che ho desiderato, sognato e cercato un po’ per ogni dove, telefonate e-mail a non finire alla casa madre, a rivenditori e distributori in Germania, Australia e negli USA, continuavano a darmi esito negativo. Nessuno lo aveva. Sold Out e fine della storia. L’unico esemplare disponibile è qui in Italia, presso nota gioielleria ma comprarlo da loro neanche a parlarne, lo quotano a più del doppio e poi te lo scontano ma comunque ad un 50% in più del prezzo di listino di quando è uscito ed anche in questo caso ho chiamato e trattato ma senza mai giungere ad un equilibrio che potessi definire congruo. Va bene la passione malata ma tutto ha un limite.

Il tarlo però era sempre lì, a turbare i sonni, a farmi cercare in ogni dove, fino a quando all’improvviso compare Lui, in un’asta. Battito a mille, salvataggio del sito, iscrizione all’asta, credenziali e soprattutto pronto mentalmente. Lo sentivo, sarebbe stato mio e così è stato. Al prezzo corretto alla fine.

Finita la solfa, vi presento il mio MeisterSinger, Soprana – Rodella… ma prima un po' di storia per chi non volesse passare direttamente alle immagini.
N.B. Quanto riportato è un estratto del libretto che accompagna l’orologio, pertanto i diritti sono dei legittimi proprietari.

Storia
Allo scoccare dei 150 anni dell’unità d’Italia, l’orologeria Soprana, una delle 150 imprese storiche italiane e Movitalia, importatrice del prestigioso marchio di orologi a una sola lancetta MeisterSinger, creano il primo orologio da polso a sei ore: il Soprana N.06.

Uno strumento per misurare il tempo disegnato nel 1794 da Giambattista Rodella, geniale orologiaio della Specola di Padova, prende finalmente forma in un progetto esclusivo, che porta alla creazione limitata di 50 pezzi di questo particolare segnatempo.


Nella storia dell’orologeria, il ruolo dei maestri artigiani italiani è stato fondamentale. Inizialmente i quadranti rappresentavano graficamente ciascuna delle 24 ore in cui è diviso il giorno, come testimoniano gli orologi del 1300 a Venezia, Padova, Brescia, Mantova. Allo stesso modo, veniva fatta suonare ogni ora, fino ad arrivare a 24 rintocchi. Per semplificare la comprensione del suono e la costruzione delle suonerie, ben presto il ciclo delle 24 ore venne diviso in due. Come disse il Capobianco, che nel 1591 limitò a un massimo di 12 rintocchi la suoneria della torre di Piazza dei Signori a Vicenza, “ridurre l’orologio a battere di 12 in 12” era “a maggior comodità dei negozianti”, che non avevano altro mezzo per la misurazione del tempo oltre a quei rintocchi. Ancora più semplice ed efficace il sistema all’italiana, che divideva le 24 ore in 4 cicli di 6 ore (mezzanotte-alba, alba-mezzogiorno, mezzogiorno-tramonto, tramonto-mezzanotte) e che fu denominato anche ‘alla romana’, per la grande diffusione raggiunta a Roma e nel Lazio.



Il sistema all’italiana semplificava la percezione del suono e la costruzione della suoneria, limitata alle sole sei ore. Se la suoneria dava 6 rintocchi, si distinguevano l’alba dal tramonto, o il mezzogiorno dalla mezzanotte con la stessa naturalezza con cui i contemporanei distinguono al suono delle 12 il mezzogiorno dalla mezzanotte. Nel 1794, dall’ingegno di Giambattista Rodella nacque un orologio che indicava le ore, i minuti e i secondi al centro, ma con tre sole ruote, a differenza di molti regolatori da osservatorio che erano dotati di quattro ruote per la trasmissione e tre ruote per l’indicazione delle ore. Poiché il principale nemico della orologeria meccanica è l’attrito, un orologio con sole tre ruote e con i tre indici al centro può essere considerato una innovazione fondamentale, in quanto limita efficacemente le frizioni.



La divisione delle ore all’italiana fu decisiva per il progetto di Giambattista Rodella, che inserì la lettura dei minuti nella circonferenza esterna del quadrante, dividendola in 360 minuti, in modo che la lancetta delle ore segnasse contemporaneamente anche i minuti.

Napoleone, per sopprimere l’ora rivoluzionaria decimale, unificò la lettura del tempo a dodici ore, cancellando anche l’ora italiana. Per salvare la propria applicazione, il Rodella, al declino della Repubblica Veneta, dovette coniugarla all’unificazione napoleonica indicando le 12 ore, ma dividendo contemporaneamente il quadrante in sei. Il risultato dell’innovazione di Giambattista Rodella è l’orologio da polso realizzato per questa storica occasione dall’orologeria Soprana e MeisterSinger, che permette con la sola lancetta delle ore di leggere contemporaneamente e con precisione anche il minuto.


Alcune foto:







Per chi volesse anche i dati, sono i seguenti:
Quadrante bianco a 6 ore, numeri romani, monolancetta
Meccanismo ETA/Unitas 6498, 17 jewels, oscillazione 18.800A/h
Diametro 43mm
Spessore 11,5mm
Impermeabile 5 ATM
Vetro zaffiro

Per approfondire segnalo un articolo molto interessante:
https://giornaleorologi.it/2023/01/31/gli-orologi-a-6-ore-quando-alle-sette-suonava-luna-storia-e-storie/

Spiegazione aggiuntiva sulla modalità di lettura dell'ora
Riporto un esempio. Nell'immagine sottostante, ovviamente l'ora si legge come sempre in senso orario, la lancetta ha superato il simbolo delle 2 e delle 8, ed è posta dopo il 15 ed il pallino dei 20 minuti.

Conseguentemente sono le 2 e 23 minuti oppure le 8 e 23 minuti. Con la stessa naturalezza con cui non si confondono le 10 dalle 22 anche in questo caso la lettura è intuitiva (fatta l'abitudine ovviamente).



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Orologi e Co... / Presentazione Perrelet LAB Peripheral
« il: Maggio 14, 2024, 21:28:09 pm »
Introduzione:
Ci sono Maison che più di altre sono in sintonia con la nostra sensibilità, molteplici fattori, assolutamente soggettivi, possono contribuire allo sviluppo di questo “legame” (design, storia, conoscenza, stile, tecnica, innovazioni ecc.).

Perrelet, insieme ad altri, rappresenta questo (per me), osservo spesso le loro creazioni con un occhio particolarmente attento, trovo stimolante il loro percorso, la loro storia, la rinascita da parte dei discendenti del capostipite quasi 3 secoli or sono, le innovazioni introdotte, il design, la manifattura…

Credo che questa predilezione sia anche legata ad una sorta di affinità, che coniuga uno stile informale, dinamico, che non si prende troppo sul serio ed è all’occorrenza scanzonato quel tanto che basta.
Mi affascinano i quadranti che si animano, mai uguali a sé stessi e mai statici, rotori che entrando in movimento consentono di osservare il calibro, piuttosto che immagini, forme geometriche o di fantasia, pietre preziose ecc. (vedi la serie Skeleton).

Non so se sia esattamente ed oggettivamente così (sicuramente non lo è per tutti) ma lo è per me e questo è il senso della mia predilezione per questa Maison, fondamentalmente mi diverte.
Questa passione la percepisco infatti essenzialmente come divertimento, mi consente di alternare a seconda dei giorni e dell’umore, il modello che più mi rappresenta in quel momento. Nel mio “spazio vitale” cerco di “giocare”, in antitesi ad un mondo che spesso tende ad essere troppo serio e formale.

Anticipo un breve video del LAB Peripheral, così da farvi riprendere fiato e consentirvi di decidere se valga la pena o meno di continuare con la lettura 😊
https://youtu.be/E7NoEJemHVY

LAB Peripheral:
Il tratto distintivo, fin dalla rinascita della Maison Perrelet nel 1995 con il Dipteros (o Double Rotor), è stato l’utilizzo, in memoria del fondatore, unicamente di calibri automatici, esplicitandoli attraverso l’apposizione di un rotore di carica sul quadrante. Anche il LAB Peripheral non fa eccezione, in questo caso però il rotore è estremamente più discreto, armonico ed integrato nel disegno complessivo e si potrebbe non notare la sua presenza fino a quando non si genera, attraverso il movimento del polso, la sua oscillazione.
Il rotore, che si estende per circa metà del quadrante, è decorato con un motivo di linee diagonali che ricordano un “ingranaggio” e conferiscono un complessivo ed intrigante senso di dinamismo. Posizionato su cuscinetti a sfera, è fissato ad una ruota dentata (all'interno) denominata "couronne", che a sua volta si innesta con un pignone sul bordo del movimento e trasmette l'energia al treno di ingranaggi che avvolge la molla di carica.
Altro elemento che caratterizza il quadrante è costituito dagli indici con SuperLumiNova che appaiono sospesi verso il réhaut dei minuti ed “invadendo” parzialmente lo spazio del rotore, danno l’impressione di essere letteralmente sospesi nell’aria. 


Sul retro, infine, attraverso il fondello in vetro zaffiro si notano i dettagli del calibro con i ponti rodiati rifiniti a Côtes de Genève ed il ponte con il bilanciere decorato in oro. L’assenza del rotore consente una visione integrale del movimento e genera un’apparente somiglianza del calibro automatico ad uno a carica manuale, cosa che ovviamente non è essendo, come già detto, integrato nel quadrante.


Perrelet Lab Peripheral specifiche tecniche:

Cassa:
•   Di forma, in acciaio inossidabile lucido/satinato con lunetta ottagonale
•   Misura: 42mm x 42mm
•   Spessore: 13.51 mm
•   Vetro zaffiro con doppio trattamento antiriflesso
•   Fondello in vetro zaffiro, chiuso da 6 viti
•   Impermeabilità: 5 ATM

Quadrante:
•   Decorazione a righe verticali in rilievo, circondato da un anello sabbiato opaco
•   Indici con SuperLumiNova
•   Lancette ore e minuti luminescenti
•   Massa oscillante
•   Datario a ore 6 (purtroppo per me è presente il datario)

Calibro:
•   Movimento di manifattura a carica automatica, calibro P-411
•   Diametro: 31.60 mm
•   Diametro totale: 34.80 mm
•   Spessore, inclusa massa oscillante: 5.02 mm
•   Alternanze orarie: 28.800 (4Hz)
•   Rubini: 30
•   Numero componenti: 243
•   Riserva di carica: 42 ore
•   Protezione antiurto bilanciere: Incabloc
•   Platina rodiata
•   Ponti: rodiati e decorati Côtes de Genève, incisioni e decorazioni in oro 3N
•   Massa oscillante: rodiata, spazzolata e con decorazione a strisce oblique a rilievo

Altre immagini dalla rete (crediti a piè di pagina):









Storia della Maison Perrelet
Abraham-Louis Perrelet nacque il 9 gennaio 1729 a Le Locle.
Suo padre, Daniel Perrelet, era un agricoltore e carpentiere. Durante i mesi invernali costruiva utensili, alcuni dei quali erano estremamente raffinati e progettati per l'uso da parte degli orologiai. Fin dall'adolescenza, è stato naturale per Abraham-Louis seguire le orme del padre e lavorare nel campo dell’orologeria e non solo.
Ad Abraham-Louis Perrelet (nato nel 1729 a Le Locle) viene “solitamente” attribuita l’invenzione dell’orologio automatico. Utilizzo il termine “solitamente” poiché alcuni (a mio avviso soprattutto per ragioni campanilistiche) sollevano dubbi su tale attribuzione.

Ha inoltre innovato e perfezionato una serie di nuove soluzioni per migliorare il modo in cui gli orologi funzionavano. Divenne così il primo a Le Locle a produrre scappamenti a cilindro, scappamenti duplex, scappamenti a calendario perpetuo e scappamenti a equazione del tempo. Fu anche uno dei più apprezzati maestri orologiai del suo tempo ed anche Abraham-Louis Breguet collaborò nei suoi laboratori.

Nel 1777, il professor Horace-Bénédict de Saussure, uno dei fondatori della Société des Arts de Genève, intraprese un viaggio attraverso la regione di Neuchâtel per fare alcune indagini visitando i produttori e gli artigiani dell'orologeria. Egli informò la commissione che un certo signor Perrelet, orologiaio di Le Locle, aveva costruito un orologio speciale costruito in modo tale che si caricava automaticamente nella tasca di una persona solo con il movimento che faceva mentre camminava, e che funzionava per otto giorni.

Nei suoi appunti personali, de Saussure annotava: «... da lì siamo andati dal signor Perrelet, l'inventore dell'orologio che si carica da solo attraverso il movimento della persona che lo porta... Dovette rifare il primo modello perché non aveva installato un meccanismo di arresto e, in un'occasione, quando il meccanismo a carica automatica fu scosso troppo da un uomo che correva all'ufficio postale, si ruppe l'orologio… Perrelet ha ora integrato un efficace meccanismo di arresto. Ha avuto problemi a capire come farlo, ma adesso funziona».

Quanto a Frédéric-Samuel Osterwald, che ha contribuito alla redazione dell'Enciclopedia di Diderot e d'Alembert, ha chiesto a Jacques-Louis Perrot notizie sull'industria orologiera dei Monti Neuchâtel. Quest'ultimo rispose così: «Gli orologi a moto perpetuo che sono stati inventati due o tre anni fa sulle nostre montagne hanno suscitato una notevole curiosità e hanno fatto molto di più che portare fama a queste parti; Si tratta di orologi più grandi del solito e a carica automatica: basta girare per la stanza più volte durante la giornata, bastano 8 minuti di camminata per caricarli per 24 ore...».

Alla corte di Versailles, l'abate di Parigi e Versailles, Joseph-Grellet Desprades, espresse un marcato interesse per questa invenzione, riguardo alla quale scrisse diciassette lettere al signor Osterwald.
Negli ultimi 100 anni, numerosi storici hanno studiato il ricco patrimonio dell'orologeria svizzera e ne hanno esaltato le origini. Hanno contribuito tanto a pubblicazioni specializzate quanto a marchi prestigiosi nella ricerca del loro passato e hanno reso omaggio ad Abraham-Louis Perrelet, riconoscendolo come l'inventore degli orologi automatici.
Alfred Chapuis nel libro "La Montre automatique ancienne, un siècle et demi d'histoire, 1770-1931" attribuisce la paternità del primo orologio automatico ad Abraham-Louis Perrelet.

Le ricerche fatte successivamente da Richard Watkins e riportate nel libro "The Origin of Selfwinding Watches 1773-1779" arricchiscono la ricostruzione e la ampliano. Riporto di seguito le ipotesi da lui formulate:
 
•   Perrelet fra il 1775 e il 1776 creò il suo primo orologio da tasca a carica automatica, usando un meccanismo con ricarica-laterale e probabilmente con scappamento a cilindro.
•   Abraham-Louis Breguet nel 1777 creò a Parigi un prototipo che aveva la ricarica-laterale, lo scappamento a verga e bariletti remontoir. Ma era troppo complesso e costoso per essere messo in produzione.
•   Louis Recordon nel 1779 detenne il brevetto per movimenti con ricarica-laterale, conoide e scappamento a verga.
•   Hubert Sarton a Liegi nel 1777 disegnò il movimento con rotore. Ovvero è stato il primo a realizzare un orologio automatico con gli stessi principi di funzionamento di quelli moderni, ideando la massa oscillante completamente libera di ruotare di 360º.

A mio avviso ne consegue che in senso stretto l’inventore del rotore centrale che è alla base degli orologi contemporanei automatici è stato Hubert Sarton. Se invece si considera il principio della ricarica automatica in senso ampio la paternità sarebbe da attribuire ad Abraham-Louis Perrelet.

Trovo molto interessante sottolineare che dopo l’invenzione del movimento di Hubert Sarton e del rotore centrale, nessuno adottò questa soluzione. Il mancato utilizzo è legato all’epoca in cui questa soluzione venne sviluppata, a quei tempi esistevano solo orologi da tasca e panciotto, i movimenti trasmessi agli orologi erano quelli “sali-scendi” dovuti alla camminata, alla corsa o all’andare a cavallo ed adatti ad un sistema di carica-laterale mentre la carica a rotore sarebbe stata inefficace (essendo un sistema invece adatto ai movimenti del polso che fino ad inizio ‘900 non esistevano).
L’invenzione di Sarton, pertanto, dovrà aspettare circa 150 anni prima di essere ripresa.

Louis Leroy nel 1922 fece i primi esperimenti sugli orologi da polso. In seguito, John Harwood realizzò un orologio da polso automatico a rotore centrale che venne commercializzato a partire dal 1925 e dal 1931 questa soluzione verrà adottata (con proprio brevetto) anche da Rolex.

Ritornando alla Maison Perrelet che è l’oggetto/soggetto della presentazione del mio acquisto, il nipote, Louis-Frédéric Perrelet (1781-1854), legò il suo nome a numerose invenzioni nel campo dell’orologeria e dopo l’apprendistato presso il nonno si stabilì a Parigi.
All'età di 21 anni, Louis-Frédéric entra a far parte del laboratorio di Abraham-Louis Breguet, dove perfeziona la formazione. Gli fu affidato il compito di formare orologiai, ma il suo crescente interesse per i settori legati all'astronomia, alla fisica ed alla matematica, lo portarono a concepire i cosiddetti orologi "astronomici". Non passò molto tempo prima che si affermasse come orologiaio indipendente, grazie a un orologio astronomico ideato nel 1815 e presentato all'Esposizione Universale di Parigi nel 1823.

È in questo periodo che Louis-Frédéric Perrelet fonda il proprio atelier in collaborazione con il figlio Louis. A quel tempo era all'apice della sua carriera ed integrato nella cerchia molto ristretta degli orologiai di talento. La sua fama di uomo di scienza si estendeva a tutte le corti d'Europa. Divenne orologiaio di tre re di Francia: Luigi XVIII, Carlo X e Luigi Filippo, oltre che di altre Corti Europee.
Nel 1827, in occasione dell'Esposizione Universale, presentò il suo eccezionale contatore di fisica e astronomia con una mano Fly-Back. Questo modello, per il quale ottenne ufficialmente un brevetto nel marzo 1828, gli valse la Medaglia dell'Accademia delle Scienze nel 1830.

Come prova onorifica della sua fama in Europa, Louis-Frédéric Perrelet, stimato per il suo talento e la sua perseveranza e per le numerose medaglie d'oro ricevute, fu elevato al rango di Cavaliere della Legion d'Onore nel 1834.
Il contatore cronografo con lancetta Fly-Back è attualmente esposto al Museo Patek Philippe di Ginevra. Conservato nelle migliori condizioni, rimarrà uno dei più bei pezzi di orologeria dell'epoca e una magnifica testimonianza di un periodo di creatività industriale, che fu incredibilmente produttiva.

Nel 1827 Louis-Frédéric Perrelet brevettò un contatore di precisione rattrappante.
Alla morte di Louis-Frédéric nel 1854, suo figlio Louis, anch'egli orologiaio del re, rilevò l'attività del padre e continuò la tradizione di famiglia. È quindi grazie ai discendenti, molti dei quali erano essi stessi orologiai, che la tradizione di Abraham-Louis Perrelet, detto «il vecchio», è sopravvissuta fino al XXI secolo. Oggi, il marchio Perrelet considera come una delle sue missioni più importanti quella di interpretare il ricco patrimonio del suo fondatore in modo moderno.
L’attuale Maison Perrelet è riconducibile al rilancio avvenuto nel 1995 da parte di due discendenti di altrettante importanti famiglie, Jean Perrelet (all’epoca responsabile della Audemars-Piguet) e Flavio Audemars, quarta generazione della famiglia che ha fondato la stessa Maison Audemars-Piguet.

Il modello di lancio fu il Dipteros 1777, che presenta il cosiddetto "doppio rotore" in cui oltre al “tradizionale” rotore presenta una massa oscillante anche sulla parte anteriore, visibile sul quadrante ed è collegato e perfettamente sincronizzato con un secondo, alloggiato sotto il meccanismo. Entrambe le masse forniscono energia al movimento. Originariamente progettato per evidenziare il fatto che fu Abraham-Louis Perrelet a inventare per primo un segnatempo a carica automatica, il Dipteros 1777 è diventato il primogenitore dell'attuale linea Turbine. 

Nel 2004 la Maison è stata ceduta al Gruppo Festina, nel quale conferiscono diversi marchi ed aziende che si occupano della produzione di tutti i microcomponenti dei calibri meccanici, compresi scappamenti, bilancieri e spirali, fra le quali Soprod, manifattura di movimenti alla quale è affidato lo sviluppo di calibri esclusivamente dedicati alla Perrelet e sulle specifiche da quest’ultima richieste.
Tutti gli orologi Perrelet sono dotati di movimenti automatici. La Maison non fa eccezioni a questa regola.

Fonti:
Alfred Chapuis "La Montre automatique ancienne, un siècle et demi d'histoire, 1770-1931"
Richard Watkins "The Origin of Selfwinding Watches 1773-1779"
Adjora
Giornale Orologi
World watch review
Masterhologer
Perrelet
escapementmagazine
laclessidra1945
timeandwatches
fratellowatch
watchuseek

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